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Diario
29 luglio 2010
Fatica sprecata
Verdini si difende: «Non accetto lezioni di moralità». Non si preoccupi, nessuno intende impegnarsi in imprese disperate.
29 luglio 2010
Eroismi
Dell'Utri tace di fronte ai giudici: «Ho imparato la lezione di Palermo». Quando si dice la cultura.
28 luglio 2010
Indisposizione o motivi familiari?
Rinviata l'audizione di Mariastella Gelmini di fronte alla commissione Cultura della Camera. La giustifica è stata regolarmente presentata dai genitori del ministro.
27 luglio 2010
Una lunga marcia inizia con un piccolo passo
Bossi: «Il federalismo fiscale è l'obiettivo dell'estate». Da settembre si penserà al campionato.
Bossi
Tera Patrick
ti amo campionato
| inviato da rip il 27/7/2010 alle 11:46 | |
26 luglio 2010
Fiato sul collo
Bin Laden sarebbe in Pakistan. Almeno, stando al suo ultimo messaggio su Twitter.
22 luglio 2010
Collegno rules
 Veltroni, intervistato da Concita del Gregorio, lancia i suoi strali contro chi santifica Mangano: «Un uomo che ne ha sciolto un altro nell'acido, condannato a più
ergastoli. Un segnale precisissimo, quella frase. Mi fa piacere che oggi
se ne accorgano anche altri ma meglio sarebbe stato forse dirlo prima.
Due anni fa per esempio, quando gli italiani andavano a votare: sarebbe
stato bello sentirlo dire allora». Davvero una disdetta che il principale esponente dello schieramento avverso a Berlusconi abbia preferito tacere.
21 luglio 2010
Caveat emptor
Presto disponibile un'automobile per non vedenti. L'ennesimo squallido tentativo di rifilare una Duna ad acquirenti ignari.
(da segnalare il titolo di corriere.it: «Più vicina l'auto per non vedenti». Ehi, non sono miopi, sono ciechi)
Tera Patrick
FIAT
Duna
| inviato da rip il 21/7/2010 alle 9:29 | |
19 luglio 2010
One of us must know /114
«Vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani»
Nichi Vendola
| inviato da rip il 19/7/2010 alle 9:27 | |
18 luglio 2010
Il caso Cirillo
Il 27 aprile del 1981 il
democristiano Ciro Cirillo, all’epoca assessore regionale campano
all’urbanistica, viene rapito da un manipolo di brigatisti della colonna
napoletana di Giovanni
Senzani. Il sequestro si conclude il 24 luglio, dopo il pagamento di un
riscatto di 1 miliardo e 450 milioni di lire. È solo la prigionia di Cirillo,
però, che si conclude quel giorno. Già di per sé, le modalità del rilascio sono
insolite (la vettura sulla quale sta per essere portato da Libero Mancuso,
titolare dell’inchiesta, viene intercettata da una pattuglia che porta Cirillo
a casa, dove trova Antonio Gava – suo capo corrente, già componente
della Commissione di inchiesta sul caso Moro, e all’epoca membro della Commissione
per i servizi di sicurezza e per il segreto di Stato – e Flaminio Piccoli,
segretario della DC), ma non sono gli unici aspetti oscuri della vicenda.
Tanto per cominciare, sedici ore
dopo il rapimento un uomo del SISDE si presenta al carcere di Ascoli Piceno per
chiedere a Raffaele Cutolo di spendersi per la liberazione di Cirillo. Il capo
della Nuova Camorra Organizzata chiede copertura politica (ma riesce a
incontrare solo Granata, segretario personale di Cirillo, che nega
di essersi mai presentato come “uomo della DC”) e un lasciapassare per alcuni
suoi uomini che, latitanti, prendono contatti con brigatisti in carcere a
Palmi. I contatti con Cutolo sono ufficiali, come testimonia
di Criscuolo, funzionario del SISDE, sia nei processi sia di fronte alla
Commissione Parlamentare di inchiesta sul terrorismo, e il direttore del
carcere di Ascoli Piceno racconta di aver riferito ogni incontro di Cutolo al
ministero dell’Interno. Sembra che si sia aperto un canale di comunicazione, ma
le BR emettono una condanna a morte per Cirillo, accusato di attività
antiproletaria e di “deportazione” delle vittime del terremoto dell’Irpinia –
l’assessorato di Cirillo si occupava infatti della ricostruzione. A questo
punto, senza alcun titolo, interviene il SISMI, il servizio segreto militare,
all’epoca comandato dai generali Santovito e Musumeci (entrambi presenti
nelle liste degli affiliati alla P2 rinvenute a Castiglion Fibocchi), e un
ruolo importante sembra sia svolto da Adalberto Titta, sedicente colonnello
del SISMI il cui nome ricorre anche nel caso del rapimento di Aldo Moro.
Si trova l’accordo per un
riscatto, come già detto, e la somma viene recuperata grazie all’intervento di
alcuni costruttori campani, e consegnata a Roma da Enrico Zambelli, un
giornalista vicino alla famiglia di Cirillo. Secondo un pentito della banda
della Magliana, Claudio Sicilia, viene raccolta una cifra superiore a quella effettivamente
consegnata alle Brigate Rosse: la differenza, riferisce il pentito, sarebbe
servita a pagare Cutolo per i suoi preziosi servigi. Lo stesso Mario Moretti
confermerà il ruolo determinante di Cutolo nel liberare Cirillo. Si ipotizza
che i costruttori siano stati ripagati per la loro generosità con appalti per
la ricostruzione in Irpinia. Una parola definitiva sull’intera vicenda, almeno
dal punto di vista processuale, non arriva. Un po’ per “sfortuna” (praticamente
tutti i testimoni sono morti),
un po’ per reticenza
(«Signore mio, glielo dico subito, io non le racconterò la verità del mio
sequestro. Quella, la tengo per me, anche se sono passati ormai venti anni. Sa
che cosa ho fatto? Ho scritto tutto. Quella verità è in una quarantina di
pagine che ho consegnato al notaio. Dopo la mia morte, si vedrà. Ora non voglio
farmi sparare – a ottant'anni, poi! – per le cose che dico e che so di quel che
è accaduto dentro e intorno al mio sequestro, dopo la mia liberazione...»), un
po’ anche per attacchi al giudice istruttore Carlo Alemi (stroncato da De Mita,
ad esempio, in un intervento in Parlamento dell’allora presidente del Consiglio
il 3 agosto del 1988).
L’anomalo sequestro di Cirillo ha
messo in evidenza l’esistenza di una zona grigia di funzionari legati allo
Stato che in qualche modo avevano contatti con esponenti importanti della
criminalità organizzata. Oltre alla domanda “filosofica” che ci si può porre (“si
può servire la legge andando contro la legge?”), la vicenda di Cirillo ci
impone di guardare alle notizie sulla trattativa Stato-mafia nei primi anni ’90
con un occhio diverso, come minimo di non liquidarle con una scrollata di
spalle.
Un po’ di link:
-
Puntata di “La Storia siamo noi” dedicata
al sequestro Cirillo
-
Intervista
di Giuseppe d’Avanzo a Ciro Cirillo
-
Un faccia
a faccia tra Cirillo e il giudice Alemi
-
Due
ricostruzioni del sequestro
-
Puntata
di “Blu Notte” dedicata al caso Ammaturo, capo della Squadra Mobile di Napoli
13 luglio 2010
Arco costituzionale
Casini propone un governo di larghe intese. L'obiettivo non dichiarato è quello di riunire un'ampia coalizione, che vada da Berlusconi a Fini.
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