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Diario


13 maggio 2008

Olimpia Milano - Sutor Basket montegranaro 101-73

L’affidabilità di Vukcevic, la cazzimma di Gallinari e la resurrezione di Sesay: in questi tre nomi la sintesi del 101-73 con il quale l’Olimpia riapre la serie con Montegranaro. Una partita sempre in controllo, chiusa con gli under 19 in campo nel tripudio del Forum.

Quintetti abituali in avvio, e nessuna novità tattica (accoppiamenti difensivi identici per Finelli e Caja). Milano sembra poter scappare subito, grazie a Gallinari e a un Sesay visto raramente in maglia Olimpia: l’ala americana non si affida solo al tiro da fuori, ma prova anche ad attaccare il ferro, sia in penetrazione sia giocando in post basso. Ne fa le spese Amoroso, il cui contributo sarà pressoché nullo. Montegranaro non molla subito perché trova da Ford qualche inusitato canestro da fuori. Sesay doppia gli avversari (18-9), Gallinari commette un discutibilissimo fallo su Garris e l’odiato ex lucra due punti dalla lunetta prima di essere sostituito da Vitali, un problema di difficile soluzione in gara 1, vista l’assenza nel roster milanese di play sufficientemente alti, in grado di chiudere le linee di passaggio. La difesa di squadra nel primo quarto rimane problematica per Milano, anche contro giochi non particolarmente elaborati, e arrivano due schiacciate quasi consecutive di Sharrod Ford. La responsabilità è un po’ di tutti – allenatore compreso: Di Bella non è in grado di ostacolare Vitali, Shaw esce un po’ troppo nell’aiuto sui blocchi e Vukcevic non può intasare l’area perché deve stare vicino al tiratore Thomas. Ma in attacco tutto funziona alla perfezione, e un finale prodigioso di Sesay porta in doppia cifra il vantaggio dei padroni di casa sulla prima sirena. Milano è bravissima a non interrompere l’inerzia positiva, e la seconda metà del secondo quarto è uno show di Gallinari e Sesay (50-32). Ford approfitta un po’ della panchina di Watson (problemi al gomito dopo un fallo di Ford e qualche fallo di troppo) e prova a ricucire, Garris trova un fallo di Booker che fa molto arrabbiare Caja con gli arbitri ma segna solo uno dei tre tiri liberi a disposizione, mentre il suo rivale è infallibile e all’intervallo lungo il tabellone dice 54-40. Il terzo fallo di Booker in avvio di ripresa non impedisce a Milano di piantare definitivamente i chiodi sulla bara: sono le triple in sequenza di Gallinari e Booker a dare il +20 che Montegranaro non riuscirà più a recuperare. Qualche nervosismo di troppo arriva nel finale: Lechtaler manda per le terre Shaw, che esce sanguinando, poi fa il bambino a rimbalzo, colpendo deliberatamente Gallinari proprio lì dove fa più male. Il Divin Fanciullo rincuora il compagno che esce dal campo promettendo vendetta. Si apre la caccia all’uomo, che vede impegnata un po’ tutta la squadra. Non sono questi episodi da libro Cuore, ma vedere tutto il gruppo che reagisce per difendere il compagno è un bel segnale per l’ambiente. Gli ultimi minuti servono giusto per vedere Davide Marelli, Jacopo Mercante e Stefano Gentile. È proprio il figlio di Nando, desaparecido da tempo immemore in prima squadra ma leader della under 19 di Montefusco, a superare quota 100 con una bella entrata.

Infine, indicazioni varie per il futuro della serie. La partita ha dimostrato che l’accoppiamento difensivo Gallinari/Vitali può risultare molto efficace per Milano. Vukcevic può essere determinante su entrambi i lati del campo: oltre all’abituale velenosità in attacco, un’ottima difesa – considerate le doti non proprio da mastino del serbo-greco – su Thomas e un bellissimo scivolamento su Garris. icace per MilanosimoGalinari può limitare Vitali (Giovacchini, Di Bella, Booker) può essere usato per qualche minuto sInoltre, il quintetto con tre piccoli contemporaneamente in campo (Giovacchini, Di Bella, Booker) può essere usato (con parsimonia) per qualche minuto. Guai però a pensare che la serie sia archiviata: mercoledì si ricomincerà dallo 0-0, e il copione potrebbe essere diverso.


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28 aprile 2008

Olimpia Milano - Fortitudo Bologna 92-96

Bisogna saper perdere e l'Olimpia, modestamente, lo sa. Nella partita forse più inutile della sua settantennale storia, Milano cede il passo alla Fortitudo regalandole la qualificazione all'ultimo posto dei playoff e relegando Treviso al decimo posto, fuori dall'Eurolega 2008-2009. Un classico esempio di sinergia win-win: la vittoria milanese non avrebbe cambiato di una virgola il destino biancorosso, anzi, al contrario, la sconfitta avrebbe agevolato la propria qualificazione alla post season. Una domenica strana, quindi, per i biancorossi, costretti anche a tifare per il successo esterno di Cantù (arrivato al cardiopalma) impegnata con la Rieti di Lardo e Gigena in terra laziale.
Grazie ai liberi sbagliati da Langford a Napoli (complimenti a Mason Rocca per la tripla
doppia, en passant), in verità, Treviso sarebbe comunque rimasta fuori dalle prime nove, ma il "rischio" correlato a una vittoria sulla Fortitudo era troppo elevato.
La partita, in brevissimo: Milano sfrutta Vukcevic e il suo tiro da fuori per tenere il ritmo di una Bologna che si aggrappa a Forte e che, sostituendo Bagaric con Thomas, riesce a prendere quel vantaggio vicino alla doppia cifra che non verrà più recuperato. Milano prova molti quintetti strani (molto tempo con due tra Giovacchini, Booker e Di Bella) e precipita nel punteggio. Caja riprova con i titolari ma l'impressione è che il freno a mano sia inserito. Ci si mettono anche gli arbitri (che qualcuno in Lega non gradisca Treviso in Eurolega?) a fischiare tutti i sospiri milanesi lasciando Forte liberissimo di difendere con le braccia e Bagaric altrettanto libero di fare il gradasso. Alla fine tutto va come doveva andare: Bologna vince e prolungherà di tre partite la propria stagione (a meno di miracoli contro Siena), Milano attende i risultati dagli altri campi e apprende di dover incrociare le lame con Montegranaro al primo turno dei playoff (cosa ampiamente prevedibile prima degli ultimi 40'). L'eventuale vittoria nella serie, a meno di sorprese, dovrebbe portare in dote la qualificazione automatica all'Eurolega.
Sorprende la controprestrazione di Capo D'Orlando, che perde malamente in casa di Siena con un atteggiamento da ufficio indagini: a metà partita un tabellino irreale recitava 61-14 (?) per i padroni di casa. Capo d'Orlando, con la sconfitta casalinga di settimana scorsa con Varese, aveva già dimostrato di voler arrivare al sesto posto. Una strategia francamente assurda e che la porterà a incrociare Avellino. Buona fortuna, che dire.


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13 aprile 2008

Olimpia Milano - Pallacanestro Cantù 86-74

Il derby che non ti aspetti: dopo qualche attacco farraginoso per entrambe le squadre (il primo canestro della partita è di Fitch dopo 90”), Milano ingrana la quarta e, nonostante il precoce secondo fallo di Booker (dopo 4’) e un po’ di panchina per Watson, inizia una progressione che la fa salire dal 7-7 fino al 22-10 alla prima sirena che certifica lo strappo biancorosso, uno strappo che Cantù non riuscirà a ricucire. Milano compie un passo decisivo nella corsa ai playoff e completa il Grande Slam lombardo vincendo tutte le quattro sfide con Varese e Cantù. Ma andiamo con ordine.

Nessuna sorpresa nei quintetti iniziali, e nessuna variazione tattica nelle marcature: Dalmonte e Caja concordano negli accoppiamenti e al gran ballo le coppie sono Booker/Fitch, Vukcevic/Wood, Gallinari/Brown, Sesay/Tourè e Watson/Francio. Milano scopre subito il punto debole di Cantù, ovverosia l’area dei tre secondi, trovando un paio di buoni canestri con Sesay e Watson al termine di due giochi “corna” (blocchi ai due gomiti dell’area) chiamati da un Gallinari in giornata difficile al tiro ma sempre in controllo della situazione. È però il tiro da 3 a permettere a Milano l’allungo, grazie alla vena dall’arco di Sesay e Vukcevic (2/3 per lui nel primo quarto). È soprattutto il serbo-greco di Milano ad apparire molto in palla: oltre alle due triple (una con fallo di Cukinas) trova anche un canestro in contropiede decorato da un libero aggiuntivo. Dopo la prima sirena Dalmonte prova la carta dei tre piccoli (Wood, Mazzarino e Fitch). Caja si adegua e Gallinari si accomoda in panchina. Anche con uno spartito diverso, è l’orchestra milanese a comandare la partita. Watson è letteralmente dominante nell’area e questo crea spazi anche per i suoi compagni lungo il perimetro. Il 6/8 da 3 al termine del primo tempo è anche dovuto a questo. Milano trova il canestro con continuità con tutti i suoi uomini, controlla i rimbalzi sotto le proprie plance, ruba qualche pallone ed è sempre pronta a lanciarsi in contropiede. Katelynas doppia Cantù (22-44) mentre Cantù trova solo qualche punto da Fitch nel complesso di una partita comunque negativa. Caja si permette anche il lusso di non ricevere il solito contributo di un Gallinari che riesce solo nel finale di quarto a mostrare qualcosa del suo infinito talento. Alla pausa lunga il tabellino è irreale: 53-26 per i biancorossi, 72-21 (!) di valutazione. Spicca il contributo di Watson: 16 punti (7/9 da due con tre schiacciate), 9 rimbalzi, 4 recuperi e 2 stoppate. Numeri che la dicono lunga non solo sul centro milanese, ma anche sull’atteggiamento certamente poco battagliero dei lunghi canturini.

I secondi 20’ vengono disputati solo per onorare il regolamento. In questo, grandi le colpe dei canturini che non mostrano la grinta che servirebbe per recuperare 27 punti: pur trovando tre triple praticamente consecutive (Brown e due volte Tourè) il gap resta immutato. Paradigmatica un’azione sul 32-57: dall’arco difensivo dei milanesi parte un air ball che finisce nelle mani di Gallinari a rimbalzo. Il Divin Fanciullo parte in palleggio e, accortosi di un’autostrada nell’area biancoblu, entra comodamente a depositare il tabellone nella retina. È ormai pronto da tempo il certificato di garbage time per i minuti rimanenti, buoni solo per sistemare qualche tabellino. L’ultima frazione non viene praticamente nemmeno giocata. Gallinari trova finalmente un canestro da fuori per il 77-51, ed è l’unica cosa degna di nota per l’Olimpia. Cantù invece rientra nel punteggio con i canestri di Mazzarino e Fitch, senza però mettere mai in discussione il risultato. Sono gli stessi ospiti a mostrare di non crederci: in tutto l’ultimo quarto sono solo 2 i falli commessi. Certamente non segno di un atteggiamento volitivo.

Milano supera quindi autorevolmente una tappa importante nel cammino verso i playoff, con una grande prova di squadra che inguaia Cantù nella corsa verso la post season. I biancorossi potranno affrontare le trasferte in terra campana con qualche apprensione in meno.


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23 marzo 2008

Olimpia Milano - Pallalcesto Amatori Udine 95-86

Rimane aperto il conto di Danilo Gallinari con Udine: autore del canestro della vittoria sulla sirena del match di andata, il Divin Fanciullo estrae dal cilindro un secondo tempo stellare e permette all’Olimpia di continuare a sperare in una buona posizione nei playoff.

Un inizio difficoltoso, sottolineato dagli imbarazzi di Booker e di Vukcevic nel difendere sui tagli da lato debole – errore tecnico dettato da poca presenza mentale – e dall’enorme quantità di palle perse (7 nei primi 10’), porta Udine avanti alla prima sirena (18-22). È comunque merito del serbo-greco di casa Olimpia (7 punti nel primo quarto) se gli ospiti, guidati dal duo Allen-Penberthy (quest’ultimo alle prese con problemi di stomaco) e da un voglioso di Sales (7 punti anche per lui nella prima frazione) non riescono a dare uno strattone più deciso. Copione simile nel secondo quarto, con il gustoso – per gli uomini di Pancotto – condimento del tiro da fuori. Zacchetti trova 8 punti consecutivi (tra cui un bel gancio che evita la stoppata di Gallinari) e Penberthy, ritornato in campo dopo un pit-stop negli spogliatoi firma addirittura il +12 (31-43). Watson in attacco è impreciso, ma cattura qualsiasi pallone respinto dai ferri. Sesay invece, per lunghi tratti sacrificato in marcatura sul ben più prestante Sales, è in giornata-no al tiro (1/9 dal campo per lui, 0/4 da 3) e, pur tentando di approfittare del cambio sistematico tra i lunghi predisposto da Pancotto, non riesce mai ad essere efficace nel battere in penetrazione i lunghi avversari. Se a questo si unisce il brutto primo tempo di Booker, si può persino guardare con soddisfazione al -7 (36-43) dell’intervallo lungo.

Al rientro, Gallinari e uno splendido Katelynas chiudono il gap sul 45 pari, mentre Watson sembra cominciare a giocare anche in attacco. Udine però non demorde: colpisce da 3 con l’amatissimo figliol prodigo Schultze, che subisce anche il fallo di Gallinari, viene riacciuffata ancora da un Katelynas infallibile, ma può usufruire di qualche libero generoso, ben convertito da un sicuro Allen. Milano trova persino una bomba di Di Bella e arriva alla fine del quarto sotto di 1 (63-64). Gallinari decide di prendersi sulle spalle la squadra: subisce molti falli ed è una macchina dalla lunetta (9/9). È sua l’azione che spacca in due la partita: dopo due liberi di Sesay (76-73), prontamente sostituito da Katelynas, Gallinari subisce fallo antisportivo dall’odiato Green: due punti in lunetta e tripla: 81-73 e partita virtualmente chiusa. Ci prova Penberthy a tenerla aperta, ma la tripla di Gallinari in palleggio-arresto-tiro rimette le cose a posto. C’è tempo ancora per la tripla di Booker, una delle poche cose buone del suo incontro insieme con il contropiede del 74-69, in coda a un’azione piuttosto confusa nella quale Milano commette probabilmente infrazione di 8”.

Titoli di coda in onore di Gallinari, Vukcevic e Katelynas e delle loro statistiche da urlo tra i milanesi. Menzione d’onore proprio per quest’ultimo, che chiude con 17 punti e il 100% dal campo e permette ai tifosi milanesi di non rimpiangere troppo, almeno dal punto di vista tecnico, Sven Schultze, per il quale comunque ci sarà sempre un applauso commosso. Rivedibile invece Watson, nonostante l’ennesima doppia-doppia, autore di qualche ingenuità di troppo e spesso in difficoltà con il canestro avversario. Tra gli ospiti, applausi ad Allen e proprio a Schultze: 15 punti a referto, nonostante l’accoppiamento difensivo con Gallinari, sono un ottimo bottino. Impercettibile la presenza di Green (se non per la bomba del 65-67), se non fosse per i sonori – e meritatissimi – fischi riservatigli dal pubblico milanese.


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10 marzo 2008

Pallacanestro Varese - Olimpia Milano 85-90

Delonte Holland non basta a Varese per vincere il 157esimo derby con l’Olimpia Milano. L’ala americana mette a referto 50 (cinquanta, non è un errore di battitura) punti, ma arriva comprensibilmente sulle ginocchia nel finale e fallisce i tiri che potrebbero portare la partita al supplementare.

In avvio Bianchini esenta Holland dalla marcatura di Gallinari, preso in consegna da Boscagin. Gli accoppiamenti difensivi degli esterni varesini sono piuttosto strani, con Holland che è sulle piste di Booker e il play Passera su Vukcevic. Milano prende subito qualche punto di vantaggio sfruttando molto il tiro dalla distanza, senza peraltro forzare le conclusioni. Vukcevic, Sesay e Gallinari danno il primo strattone ed è +9 (12-21) per gli ospiti. Un fischiatissimo Brown prende il posto di Passera sul 15-23, mentre Di Bella fa rifiatare Booker. I due play vanno subito a referto, ed è una poderosa schiacciata di Delonte Holland, che batte Gallinari sulla linea di fondo e sfrutta il mancato aiuto dei lunghi, a fissare il punteggio di fine primo quarto (21-25).

Parte bene Milano con Gallinari e Di Bella, ma Katelynas, impiegato come centro puro, è in difficoltà sul più prestante Lloreda, commette due falli a rimbalzo, ed è costretto a concedere 5 punti pressoché consecutivi al centro panamense (28-29). Di Bella mette in grande difficoltà Brown, che perde due palloni, e sembra nuovamente far allungare l’Olimpia, ma è un pimpante De Pol che recupera e va in contropiede a tenere attaccata Varese. Ci pensa poi Holland a ricucire ancora il +7 milanese (35-42) costruito sulla tripla di Vukcevic. Le due squadre si presentano sul 40-45 negli ultimi 30” del tempo, Brown rinuncia a un tiro comodo per un improbabile assist, Caja sfrutta opportunamente il timeout rimasto per costruire qualcosa negli ultimi 10”. L’azione è piuttosto confusa, ma Gallinari cattura il rimbalzo dopo un errore di Vukcevic e a fil di sirena firma nuovamente il +7 (40-47).

Al rientro degli spogliatoi, ricomincia il Delonte Holland Show: non contento dei 20 punti realizzati nel primo parziale, l’americano ne infila 23 in un solo quarto sui 25 complessivi di Varese – a Brown spetta l’onore di un canestro. Varese però non sa sfruttare l’incredibile ispirazione dell’americano, che, incurante dei cambi di marcatura di Caja, infila senza pietà la retina sfruttando il palleggio-arresto e tiro dai 6,25 dando una sensazione di infallibilità sconfortante per i milanesi. Tuttavia, questa prestazione-monstre non serve ai varesini per allungare, ma solo per rimanere attaccati alla partita. Milano trova punti da molti suoi giocatori mentre Varese è in pratica un sol uomo, Holland, che però fatica moltissimo in difesa (sua la marcatura su Vukcevic, che chiuderà con 19 punti) e che, requisendo tutti i palloni in attacco, porta un po’ fuori partita i compagni. Molto discutibili anche alcune sue azioni da play: portare palla è esercizio faticoso, e può togliere freschezza per il finale.

L’ultimo quarto vede Milano provare nuovamente a scappare: con Vukcevic e un Katelynas vivace a rimbalzo d’attacco è nuovamente +7 (69-76), ma è scritto un finale punto a punto e quando Melvin trova la tripla dall’angolo la partita è nuovamente riaperta (75-76). Un gioco da quattro punti di Galanda (fallo ingenuo di Sesay) prolunga la sostanziale parità che si prolunga dopo un fortunoso tiro da 3 proprio di Sesay e una splendida entrata di Holland (85-86). Dopo due liberi di Booker, è uno stremato Holland a tentare il tiro del pareggio, ma il pallone si perde anche grazie alle lunghe leve di Gallinari – abbastanza difficile da comprendere come mai Caja abbia rinunciato a questa arma per provare a contenere Holland –, e Booker mette in caldo la vittoria con i liberi della staffa.


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2 marzo 2008

Olimpia Milano - Sutor Basket Montegranaro 78-74

È un fallo tecnico ad Amoroso per simulazione a permettere all'Olimpia di raggiungere il - momentaneo - quinto posto in classifica. Un fischio molto discutibile su un contatto con Sesay che riesce lo stesso a segnare per il 72 pari, che manda in lunetta Booker per il +2 e concede il possesso di palla ai padroni di casa. Sull'azione successiva, Gallinari non riesce a chiudere l'incontro dai 6.25 ma Watson recupera un rimbalzo d'oro e Booker dalla lunetta è infallibile. Chiunque parli di una Milano favorita dagli arbitri, tuttavia, mente sapendo di mentire o non ha visto la partita. Vediamo perchè.

Caja presenta in quintetto Katelynas al posto dell'acciaccato Sesay e la squadra sembra rispondere bene: la difesa è aggressiva (Vukcevic si distingue con due bei recuperi) e l'attacco, che sfrutta molto il pick'n'roll, sembra funzionare: l'area viene attaccata con facilità e sugli scarichi il tiro da fuori risulta pericoloso. Proprio una bomba frontale di Katelynas dà il +9 (16-7), mentre Montegranaro è in grave difficoltà difensive, con il cecchino Thomas già a due falli e Garris poco presente. Entrano Vitali, Maresca e c'è l'esordio di Di Bella, ma le distanze non mutano di molto e il quarto finisce sul 23-14. Cambia invece qualcosa nei primi minuti del secondo quarto: Minard (18 punti alla fine per lui) e Gallinari si mettono vicendevolmente in difficoltà, e quando Ford fa la voce grossa il gap è colmato. Caja ha problemi di falli con Watson a quota tre (terzo fallo in attacco per blocco irregolare, ma molta scena da parte di Vitali) e Shaw a quota due ed è costretto a giocare con due finti lunghi, Sesay e Katelynas, a difendere contro l'accoppiata marchigiana Ford-Lechtaler, ben più alta e pesante. Ma il gioco funziona: Montegranaro non riesce a dare la palla sotto e la maggiore agilità dei milanesi dà i suoi frutti in attacco, con un Katelynas in versione Air Lituania e Sesay bravo ad attaccare Ford dal palleggio. Si entra negli ultimi 20" sul 45-33, Montegranaro in grande difficoltà serve Lechtaler, su cui difende da dietro Sesay, cui la palla sfugge di mano ed esce. Un incredibile fischio a Sesay ne provoca la reazione, punita con un fallo tecnico: 3/4 dalla lunetta e tripla allo scadere di Minard per il -6. Milano rientra in campo con un grande spirito: 6 punti - targati Gallinari e Katelynas - nei primi 88" fanno pensare all'inizio della fuga, e la tripla di Katelynas del +13 (56-43) sembra poter dire qualcosa di definitivo sull'esito dell'incontro. Ma qualcosa si inceppa in attacco, la difesa concede qualche rimbalzo di troppo e Ford, porta a contatto gli ospiti al termine del terzo quarto. Una seconda metà di quarto sterilissima in attacco, nella quale Milano trova solo una buona entrata di Di Bella, che appoggia al ferro dopo aver eluso la difesa di Vitali. Gli ulitmi 10' sono tiratissimi: Amoroso segna due triple consecutive per il +3 (58-61), subito imitato da Sesay che capitalizza un bello scarico di Booker. Garris e Ford danno due possessi di vantaggio ai loro (61-65) ma Milano si aggrappa al talento di Vukcevic, in ombra dopo il bell'avvio, che infila una bomba di capitale importanza (64-65). Gli ospiti riprovano a scappare con la tripla di Vitali (66-70), ma Gallinari e Booker impattano dalla lunetta. Nel frattempo Watson continua a lasciare canestri facili tirando senza convinzione da sotto (almeno quattro errori banalissimi). Garris trova il +2 (70-72), ed è così che si arriva al finale, già descritto.

Una grande vittoria per Milano, che trova da Booker (20) e Gallinari (17 in silenzio) il solito contributo, al quale può aggiungere la straordinaria verve di Katelynas (16, 5/7 da 2, 2/2 da 3 e 9 rimbalzi). L'aver rivinto una partita che si poteva considerare chiusa è segno di grande forza mentale, soprattutto dopo i numerosi episodi arbitrali contrari. Il fischio dubbio nel finale è restituzione solo di una parte del maltolto, visto il diverso metro utilizzato - sempre in favore degli ospiti - per i blocchi in movimento e per le infrazioni di passi. Sanzionabile con falli antisportivi anche il comportamento Hack-a-Gallo di molti giocatori gialloblù.

La prossima tappa per il quinto posto è a Varese, nel derby della settimana prossima. Si può fare (cit.).


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18 febbraio 2008

Olimpia Milano - Mens Sana Siena 67-90

A volte succedono cose, sui parquet, che fan venire voglia di parlare d'altro. E io, in omaggio al motto di Wilde, non ho nessuna intenzione di resistere alla tentazione. Può capitare, infatti, che per smaltire una delusione cestistica si decida di affogare nel cibo il malumore e ci si inoltri, con spregio del pericolo, in un gigantesco centro commerciale. La varia umanità che popola posti come questo la domenica pomeriggio fa nascere un po' di tristezza, e soprattutto fa venire il dubbio di avere ricevuto in sorte una vita davvero sfortunata. Con profondissimi pensieri come questo, però, capita anche di incrociare il Divin Fanciullo che, finita la partita, si concede qualche vasca con la famiglia. Dunque anche chi è caro agli dèi è sottoposto alla tortura del centro commerciale la domenica pomeriggio. E l'umore ne trae giovamento: non sono sfortunato io, è la vita che fa schifo. (clic)


28 gennaio 2008

Olimpia Milano - U.S. Victoria Libertas Pallacanestro Pesaro 96-61

Dura poco più di tre quarti la trasferta meneghina di Pesaro: un volitivo Watson, un chirurgico Booker e il solito, imperioso, Danilo Gallinari, firmano il break che in pochi minuti fa salire l'Olimpia, dal +9 del primo tempo, fino al +20 (66-46) a metà del terzo quarto. Ma, oltre ai meriti dei padroni di casa, è doveroso attribuire alla scarsa vena difensiva degli ospiti una parte importante nella disfatta pesarese: praticamente nulla la difesa sugli esterni, totale imbarazzo sui pick 'n' roll avversari – difetto già sottolineato da Sacripanti dopo la sconfitta con Udine –, e una serie infinita di palle perse (25 alla fine). Ma andiamo con ordine.

L'avvio è lento e macchinoso per entrambi gli attacchi. Pesaro riesce ad allungare fino al 9-4 sfruttando una tripla di Clark ma le squadre restano a contatto: Milano trova un buon contributo da Watson e lucra sul solito Gallinari in versione Divin Fanciullo, che segna e carica di falli gli avversari (3 falli subiti nei primi cinque minuti). Il punteggio si mantiene in equilibrio, con Sacripanti che dà il via alle rotazioni (Zukauskas per Hicks, Brokenborough per Myers e Fultz per Clark) mentre Caja aspetta gli ultimi 45" per schierare Giovacchini in sostituzione di Danilo Gallinari, autore di un ingenuo secondo fallo per fermare un contropiede. L'inizio di secondo quarto vede Milano un po' in confusione, nonostante il doppio play in campo: è proprio Giovacchini a perdere un brutto pallone che Fultz deposita nella retina biancorossa per il vantaggio esterno (20-23). Da questa situazione parte un parziale di 10-0 che vede protagonisti Booker (5 punti) e Shaw che segna e subisce fallo da Podestà. Fa intanto il suo ingresso Pietro Aradori, esibendo una tripla come biglietto da visita, ma Brokenborough e Zukauskas – in coda a un'azione in cui Watson tiene Clark per 20" – rispondono con la stessa arma, ed è –4 (36-32). Il distacco si mantiene più o meno inalterato fino agli ultimi 6"55: Milano rimette dal fondo dopo un time-out, la palla va a Vukcevic che salta con facilità un rinunciatario Myers e trova i primi tre punti dell'incontro infilando, con un po' di fortuna, la bomba che finisce nella retina dopo aver incocciato contro il tabellone.

Il ritorno in campo dei pesaresi è da incubo: ne è un chiaro presagio la folle infrazione di cinque secondi sulla rimessa iniziale. Watson abusa del ferro pesarese, andando a inchiodare tre schiacciate in pochi minuti. Nessun pesarese è in grado di tenere il proprio uomo sul primo passo, e gli aiuti, in verità nemmeno troppo convinti, dei lunghi ospiti sono puntualmente puniti. Il pick'n'roll alto tra Watson e Booker pare un enigma insolubile per la squadra di Sacripanti, e la confusione in attacco (di cui le 8 perse nel terzo quarto sono testimoni) regna sovrana. Senza fare nulla di trascendentale, Milano sale fino al +20, che arriva su una tripla di Gallinari, che muove il punteggio con canestri spettacolari e distribuendo assist per un vivace Katelynas. La sirena arriva sul 77-53, ma molto diffusa è la sensazione che l'incontro sia già finito. L'esiguo margine con cui Pesaro si era aggiudicata l'andata, conclusasi sull'84-79, fa sì che anche l'esito del doppio confronto non appaia mai in bilico. C'è così molto spazio per Katelynas, che raccoglie rimbalzi e realizza canestri anche dalla distanza e per il +30 firmato da Gallinari (87-57). Sono alla fine ben 6 i giocatori in doppia cifra per Milano (Gallinari 20, Shaw 14, Katelynas e Watson 13, Booker 12, Sesay 11), contro i due di Pesaro (16 per Hicks e 10 per Brokenbourough), nella quale comunque non si salva nessuno.

Caja concede infine una passerella a Gentile, che non vedeva il campo dai tempi di Markovski, e a Jacopo Mercante; c'è anche il tempo per l'espulsione di Pasco per doppio fallo antisportivo e per uno stupido antisportivo di Slay su Stefano Gentile. All'uscita dal campo, è proprio con Slay che Sacripanti ha qualcosa da dire, ma di sicuro una sonora strigliata sarà toccata a tutto lo spogliatoio pesarese.

Per Milano invece solo applausi, anche se sarà difficile in futuro trovarsi di fronte una squadra così rinunciataria. In ogni caso, un 96-61 è un ottimo viatico sulla strada verso i playoff, che al momento vedrebbero proprio l'Olimpia come ultima qualificata, grazie alla sconfitta in terra bolognese di Cantù. Dopo l'inutile partita infrasettimanale con Le Mans, che chiuderà la poco onorevole avventura europea dei milanesi, sarà la trasferta di Capo d'Orlando a dire qualcosa di più.


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23 gennaio 2008

Perle ai porci


FreeVideoCoding.com (link al filmato su Legabasket.it)
 
Tutto il resto fa schifo, ma come si fa a non voler bene al Divin Fanciullo?


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28 dicembre 2007

Olimpia Milano - S.S. Felice Scandone Avellino 72-86

Una brutta Olimpia, forse la peggiore della gestione Caja, deve cedere il passo ad Avellino, che si impone a Milano per il terzo anno consecutivo. I padroni di casa nulla possono di fronte alla precisione al tiro degli avellinesi (55% di squadra da 3) e non riescono a recuperare il passivo accumulato nel corso del primo quarto.

Si inizia con dieci minuti di ritardo per la morte di Francesco Ricca, allenatore delle giovanili di casa Olimpia, venuto a mancare in mattinata poco prima dell’allenamento dell’Under 15. Anche il cronometro dei 24” si adegua al lutto e, dopo la prima azione e il conseguente canestro di Watson (resterà l’unico in tutto l’incontro), decide di scioperare. Sostituzione dei tabelloni e si ricomincia a giocare, con Avellino che subito comincia a colpire da 3 con il play in miniatura (165 cm di altezza secondo le statistiche, solitamente gonfiate, della Lega). Il punteggio rimane in equilibrio fino a metà del primo quarto, con Righetti a far la parte del leone (10 punti in 5’, sui 15 della sua squadra), complice anche la insolitamente poco attenta marcatura di Gallinari. Boniciolli sfrutta la sua panchina: toglie un inconsistente Radulovic e inserisce Burlacu. Il romeno non è un fenomeno, però è un giocatore capace di farsi sentire a rimbalzo e piuttosto completo in attacco: un’ala forte di quelle che Milano non ha in organico. Sesay lo soffre in difesa e mostra tutta la sua scarsa intelligenza (cestisticamente parlando, s’intende) nel non sapere sfruttare la sua maggiore velocità in attacco. Il tredicesimo punto di Righetti porta gli ospiti sul +11 (13-24). Vukcevic trova il canestro con un po’ di continuità (20-26), ma è una tripla di Burlacu, che segna poi anche da sotto, a frustrare le speranze di riaggancio. Mentre Caja getta nella mischia Aradori e Katelynas, Avellino continua imperterrita a bombardare, con Smith e l’ex Cavaliero. Alla pausa lunga gli ospiti sono sul +14 (34-48) con il solito brutto attacco negli ultimi 5” e il solito atteggiamento arbitrale che permette qualsiasi intervento negli istanti finali prima di una sirena.

Il secondo tempo è un susseguirsi di speranze dapprima accese e quindi frustrate. Il 5-0 in avvio firmato da Aradori e Booker deve fare i conti con due triple di Cavaliero (54-39), Gallinari si prende sulle spalle la squadra e quando Sesay trova l’unica tripla dell’incontro è di nuovo -8 (49-57), ma Green e Smith respingono l’assalto (49-64). L’ultimo tentativo di rientro è dovuto ancora al Divin Fanciullo, che in lunetta dà il -10 (61-71). È però lui a perdere un pallone importantissimo andando a sfondare su Cavaliero. L’ultima possibilità è firmata da Vukcevic, che riporta il distacco a una cifra (-9) con la tripla del 66-75, ma Burlacu dall’angolo chiude l’incontro firmando il 66-78 a 5’ dalla fine.

La vittoria di Avellino, giunta comunque a Milano nelle vesti di favorita, non fa una grinza: semplicemente, il roster biancoverde è superiore in ogni reparto – ala piccola a parte, ma Gallinari fa andare fuori scala qualsiasi confronto – ed ha una migliore varietà di soluzioni. L’ottima percentuale da fuori è figlia anche di una brutta difesa milanese, sempre in grande difficoltà negli uno contro uno. A volte, la pallacanestro è un gioco semplice: se non si tiene l’uno-contro-uno, si deve chiamare un aiuto, e si lascia un avversario libero. Se lo scarico è puntuale, c’è la possibilità di un tiro facile, e con dei buoni tiratori si vince la partita. È così che Boniciolli ha costruito la sua vittoria. Milano ieri non è mai uscita vincitrice da nessun confronto individuale – al solito, per il Divin Fanciullo la generalizzazione non vale – ed è stata spesso costretta a forzare i suoi tiri. Una tirata d’orecchi a tutta la squadra per le 21 palle perse (di cui almeno la metà in maniera decisamente banale) che hanno vanificato l’incredibile dato, per chi ha visto la partita, dei rimbalzi (41-23 per Milano). Razione doppia a Sesay, inguardabile dopo Cantù, e a Watson, completamente fuori partita nonostante i 10 rimbalzi. Bene Aradori, nonostante la brutta percentuale da due, e ovviamente Gallinari: non tanto per la valutazione-monstre (30) quanto per l’atteggiamento in campo, quella sua volontà di provare a tenere in piedi la baracca da solo.

Tra gli ospiti, sicuramente grandi applausi per l’ex Daniele Cavaliero, implacabile dalla distanza (5/7) e bravo nell’alternarsi tra il ruolo di guardia e quello di play. Ma in generale è da applaudire un’intera squadra, cui nessun traguardo in campionato può essere precluso.


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permalink | inviato da rip il 28/12/2007 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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