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Han perso tutti, soprattutto il PD


Se persino la fanzine di casa Berlusconi parla di sconfitta senza mezzi termini, anzi addirittura di "crisi", uno si aspetterebbe che il quotidiano "istituzionale" per eccellenza, il Corriere della Sera, non usasse ardite perifrasi e spericolati giochi di parole per raccontare la sconfitta dei partiti attualmente in maggioranza al Parlamento. E in effetti non è così, per un motivo semplice: la sconfitta è, in realtà, quella del PD. Vincono solo Grillo e la sinistra estremista (o "radicale", che fa più paura ai bambini).
Certo, nelle pagine più interne non si possono nascondere i dati, ma nelle prime, le più lette, si leggono solo vaneggiamenti.
Cominciamo dall'editoriale di Massimo Franco: non può tacere la sconfitta di Berlusconi (anche il titolo è eloquente, "Lo schiaffo"), però spiega che il responso delle urne non è «univoco nel presentare un’alternativa di governo: a meno che, in prospettiva, si ritenga davvero che l’Italia possa essere guidata da una sinistra dominata dagli eredi di Rifondazione comunista, dall’Idv e dai "grillini"».
Sempre in prima pagina trova spazio l'opinione di Cazzullo, dall'eloquente titolo "L'ipoteca della Sinistra radicale" (ecco, appunto, radicale). Si spiega al lettore che «in realtà, il Partito democratico ottiene un risultato buono nella sua roccaforte di Torino e discreto in quella di Bologna. Ma a Milano è in testa un esponente del partito che fu di Bertinotti ed è di Vendola.». Vero, però il PD a Milano - basta controllare - è il secondo partito, staccato dal PdL dello 0,11% (meno di 700 voti), e tra le altre liste collegate a Pisapia solo SEL sfiora il 5%. Il Terzo Polo, che tanto piace agli amici di Confindustria, ottiene un risultato ridicolo ma è citato solo per invitare il PD a non «trascurare il dialogo».
Ma il Corriere non può affidarsi solo ai propri dipendenti: e allora perchè non chiedere un'illuminante opinione a
Cacciari e Chiamparino? Il primo, schierato per il candidato Palmeri, spiega al centrosinistra che il ballottaggio è una sconfitta, perchè avrebbe potuto vincere al primo turno. Come? «Il nome perfetto sarebbe stato Gabriele Albertini, con una coalizione formata da Pd, Nuovo polo e la lista civica a suo nome. Questa squadra sarebbe stata la Waterloo del centrodestra», invece si è riproposto il modello dell'Ulivo, il che significa «votarsi a una sonora sconfitta». Perchè? Cacciari è filosofo, se non ci arriviamo da soli è perchè siamo troppo stupidi - soprattutto il PD, della cui intelligenza, dice, «non faccio che dubitare». L'ex sindaco di Torino, invece, minaccia di dedicarsi alla costruzione di «un partito che sia tale». Sembra quasi un messaggio trasversale alla dirigenza del PD.
Insomma, non saranno i tempi di Franco di Bella ma al Corriere sembrano non essersi arresi: prima o poi si accorgeranno che, comunque decidano di girarli, i risultati di ieri continueranno a saper di
culo.

Pubblicato il 17/5/2011 alle 13.9 nella rubrica Politica.

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