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Letture estive

«In primo luogo, le cause della crisi [greca] [...]. La Grecia ha un pubblico impiego eccessivo, con ottocentomila dipendenti dipendenti su undici milioni di abitanti, e una popolazione attiva di meno di tre milioni, ma, di questo elefantiaco apparato, quasi un quinto è rappresentato dall'esercito (il più numeroso della UE in rapporto alla popolazione), un retaggio della persistente crisi cipriota, che determina tuttora fortissime tensioni tra Grecia e Turchia e che la UE non ha fatto assolutamente nulla per risolvere. Tale situazione di guerra latente fra i due paesi ha poi anche delle ricadute che fanno comodo a qualche partner europeo: la Grecia è il secondo importatore mondiale di armi, gran parte delle quali francesi e tedesche. [...]
E la cosa diventa sfrontata quando si constata che i tedeschi, apostoli del rigore monetario e che chiedono ai greci sacrifici umani per rimettere ordine nei conti, poi non dicono nulla sulla prosecuzione di queste spese. Anzi, ad ascoltare il Wall Street Journal, avrebbero condizionato il loro obolo ad Atene alla conferma degli ordinativi per armamenti. E altrettanto avrebbero fatto i francesi. Insomma: le ditte francesi e tedesche vendono armi allo Stato greco che le paga con soldi avuti in prestito dalla Francia e dalla Germania, che forse non riuscirà mai a restituire. La UE è anche questo.»

«Le agenzie di rating sostengono che a garanzia dell'obiettività del loro lavoro mettono in gioco la propria credibilità. Messa in questo modo, considerando la generosità con cui sono stati certificati i titoli della Enron, dell aParmalat, della Lehman Brothers e di altre consimili imprese, i responsabili di Standard & Poor's, Fitch e Moody's dovrebbero ora stare in mezzo a una strada, a suonare l'organetto e offrire oroscopi ai passanti. Eppure, la loro capacità di influenzare i mercati, se non proprio intatta, è ancora molto elevata. [...]
Nessuno, però, sa quali siano le informazioni e i criteri con cui le agenzie operano, anche se qualcosa filtra di tanto in tanto. In realtà, il sospetto diffuso è che le agenzie operino in molti casi con criteri "politici", decidendo quando declassare o promuovere un titolo qualsiasi in base a calcoli che poco hanno a che fare con la realtà finanziaria del soggetto certificato.»

«L'ipercapitalismo finanziario non è sinonimo di libero mercato (anzi, è molto più antimercatista di quel che non proclami) e non è neppure il sistema capitalistico in quanto tale, ma solo una delle sue incarnazioni storiche, basata sull'assoluto predominio della finanza. Keynes (che non era un oppositore del capitalismo) diffidava dell'egemonia della finanza che può dar luogo a una situazione in cui "lo sviluppo di un paese diventa un sottoprodotto delle attività di un casinò". Tuttavia dai suoi tempi molte cose sono cambiate: adesso il casinò è una bisca in cui la roulette è truccata, e il croupier mette le mani in tasca ai giocatori che, però, usano fiches false.
O pensate che un CMO (Collateralized Mortgage Obligation) valga più di una fiche falsa?»



da «2012: La Grande Crisi» di A. Giannuli



Pubblicato il 18/7/2011 alle 18.22 nella rubrica Libri.

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